Tutti sappiamo che la lingua italiana si arricchisce costantemente di nuove parole e ne conosciamo molteplici esempi come postare, kebabbaro, agriturismo, ecc., ma forse è meno evidente agli occhi dei comuni parlanti quante belle parole italiane più o meno note stiano lentamente cadendo in disuso, ad esempio inviso, divallare o ialino.

Per tutelare l’italiano che scompare, la Società Dante Alighieri, che dal 1889 si propone di diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo, ha lanciato la campagna Adotta una parola, selezionando le parole in via d’estinzione nella nostra lingua in collaborazione con quattro dizionari d’italiano (Devoto Oli, Garzanti, Sabatini Coletti e Zingarelli) .

Sul sito dell’iniziativa, chiunque ami le parole dell’italiano può sceglierne una, adottarla e diventarne il custode per un anno impegnandosi a promuoverne l’utilizzo, segnalarne abusi e registrare nuovi significati. L’aspirante custode deve indicare la motivazione della scelta e sottoscrivere una dichiarazione simbolica d’impegno: in cambio, riceverà un certificato (digitale) di adozione.

Fonte: http://www.flickr.com/photos/25391699@N07/3013950180/

Io per il prossimo anno sarò ufficialmente custode del verbo tigrarsi: macchiarsi in modo da assumere una colorazione mista che ricorda quella del mantello della tigre, p. es. in le banane cominciano a tigrarsi (Treccani)
Ho scelto questa parola perché amo i felini e perché traducendo dal tedesco ho scoperto (e un po’ invidiato) lo splendido verbo tigern = camminare avanti e indietro nervosamente, come una tigre in gabbia.

È stata pubblicata da Franco Muzzio Editore la Guida ai ragni d’Europa, mia traduzione in italiano del volume tedesco Der Kosmos Spinnenführer di Heiko Bellmann, un testo di riferimento ricco di immagini e informazioni su oltre 400 specie di ragni e non solo.

Ragnatele dalla costruzione ingegnosa, appostamenti perfettamente mimetizzati o attacchi mirati: i ragni sono cacciatori davvero affascinanti. E accudiscono con abnegazione la loro prole, fino a offrire il proprio corpo in pasto ai piccoli. Chi si avvicina all’osservazione dei ragni sa bene di quanta bellezza e varietà siano capaci questi animali a torto aborriti.

Ed è la verità: conoscerli meglio significa inevitabilmente imparare a nutrire rispetto per la ricchezza di questi esseri, piccoli nelle dimensioni ma di profonda e affascinante complessità. E imparare a superare le apparenze e il pregiudizio ricordandoci umilmente che siamo tutti coinquilini su questo piccolo pianeta.

È uscita per Franco Muzzio Editore la Guida agli alberi d’Europa di Margot e Roland Spohn, mia traduzione in italiano di un bestseller tedesco ricco di meravigliose illustrazioni e curiosità su centinaia di specie arboree e arbustive.

Corbezzoli, palme da dattero o l’albero del drago non sono più specie esotiche remote e difficili da raggiungere. Oggi infatti fanno parte del territorio europeo proprio come la quercia comune, il faggio selvatico o l’abete bianco.

Nel bosco o al parco, in un giardino d’inverno o in viaggio all’estero, questa guida naturalistica illustra tutti gli alberi della nostra Europa e anche numerosi alberi extraeuropei.

  • 680 alberi, oltre 2600 illustrazioni
  • tutte le descrizioni corredate da dettagli illustrati come foglia, fiore, frutto, corteccia e portamento
  • in più: chiavi di identificazione basate sulle caratteristiche di tronco, rami, frutti e foglie

Sono ormai lontani gli anni in cui ammiravo gli splendidi alberi che abbelliscono il Lungotevere romano e mi chiedevo come si chiamassero. Il giorno in cui potei chiamarli Platani fu come fare davvero amicizia con loro.
Per molto tempo, poi, avevo pensato di cercare un libro da cui scoprire i nomi di tutti gli altri alberi: alla fine è stato lui a trovare me, e tradurlo è stata un’esperienza ancora più gratificante.

È uscito per Carocci Editore il cofanetto di due volumi Osvaldo Polimanti e le origini della cinematografia scientifica, a cura di Lorenzo Lo russo, Virgilio Tosi e Giovanni Amadori, contenente la traduzione dal tedesco del saggio “L’utilizzo della cinematografia nelle scienze, nella medicina e nell’insegnamento” (titolo originale “Wissenschaftliche Kinematographie”) di Osvaldo Polimanti, fisiologo umbro nato nel 1869 a Otricoli, in provincia di Terni, e qui defunto nel 1947 dopo un’intensa attività di ricercatore in Germania.

In questo pionieristico saggio del 1920, pubblicato dall’editore e fisiologo tedesco Franz Paul Liesegang e finalmente tradotto per la prima volta in italiano, Polimanti analizza con grande lucidità il contributo del cinema al progresso della scienza e delle sue applicazioni.

Forse non tutti sanno che la nascita della scienza cinematografica, prima di conquistare le masse grazie ai fratelli Auguste e Louis Lumière, rappresentò una rivoluzione culturale anche in campo medico, fornendo un modo del tutto nuovo di osservare e analizzare la realtà con la possibilità di modificare a piacimento i rapporti spazio-temporali della visione.

Perciò questo saggio è anche un omaggio alla storia del cinema e in particolare al cinema meno noto, quello utilizzato come mezzo di conoscenza nei diversi settori socio-culturali, che ha permesso uno sviluppo delle tecniche cinematografiche e dei diversi settori scientifici, dalle scienze pure a quelle umanistiche, dando le fondamenta anche per il più conosciuto o popolare cinema spettacolo o di intrattenimento.

Polimanti prefigura fin dal 1920 l’utilizzo futuro del cinema nelle scienze, per quanto riguarda ad esempio le previsioni del tempo e le modificazioni climatiche (meteorologia), la trasmissione delle immagini in medicina (telemedicina), l’informazione scientifica (divulgazione e documentari scientifici), la diffusione delle immagini nell’ambito della conoscenza sociale e politico-economica (giornalismo televisivo e della rete informatica), l’educazione scolastica e l’insegnamento universitario (audiovisivi e strumenti computerizzati).

Osvaldo Polimanti riesce ad intuire che molte sue individuazioni si sarebbero realizzate con successo e soprattutto con quell’opportunità di riscontro per la missione medica che, nel primario bene della salute, perpetua quella tensione ideale volta a favorire le migliori risposte per la salvaguardia della vita in un suo accresciuto livello di benessere generale

spiega il neurologo dr. Lorenzo Lorusso, coautore e curatore del libro, presentato pubblicamente al Salone Internazionale del libro di Torino nel maggio del 2011.

Monologo del funambolo della parola Alessandro Bergonzoni su Il Concetto di Thelone (Il suono della parola muta), musicato dal funambolo della musica John De Leo.

Tratto dal DVD incluso nell’album di John De Leo Vago Svanendo (2008).
Testo: Alessandro Bergonzoni.
Musica e arrangiamento: John De Leo e Christian Ravaglioli.
Animazione: Massimo Ottoni.

Copertina Giù la cortina

È appena stato pubblicato da Donzelli Editore Giù la cortina. La fine delle dittature nell’Europa dell’Est (Der Vorhang geht auf. Das Ende der Diktaturen in Osteuropa) di György Dalos, da me tradotto dal tedesco.

György Dalos, scrittore, storico e saggista nato a Budapest nel 1943, si è trasferito in Germania negli anni Settanta in seguito alla sua partecipazione al movimento di opposizione democratica ungherese (per la quale ha subito anche condanne e censure). Oggi vive a Berlino, dove ha diretto l’Istituto di cultura ungherese fino al 1999 e dove va ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il premio Adelbert von Chamisso nel 1995 e la medaglia d’oro della Repubblica ungherese nel 2000.

Anima doppiamente europea, allo stesso tempo orientale e occidentale, Dalos si racconta così in una riflessione scritta nel maggio del 2009 per la Badische Zeitung in vista delle elezioni europee di giugno:

Solo a poco a poco mi sono reso conto di vivere allo stesso tempo in due Europa distinte, il che sollevava quasi con urgenza la domanda: quale delle due devo considerare il mio continente? La metà occidentale, con le sue istituzioni efficienti, i collaudati rituali di tolleranza, i sistemi sanitari dotati di fondi e le irresistibili offerte speciali? Oppure i paesi dell’ex area socialista, con le loro stazioni sgangherate, gli insediamenti pericolanti all’ombra di lussuosi palazzi nuovi di zecca, con atroce povertà e ostentata ricchezza a crescere di pari passo, con la loro frustrata cultura dell’odio, l’aggressiva libertà dei media e i primi goffi tentativi di trovare se stessi nel bel mondo nuovo?

DalosEd è da questo punto di vista di testimone privilegiato, contemporaneamente sguardo esterno e interno, che in Giù la cortina descrive lo straordinario momento storico vissuto nel 1989 da Polonia, Ungheria, Ddr, Cecoslovacchia, Bulgaria e Romania, paesi che dopo decenni di dominio sovietico avviano finalmente un processo democratico. Dalos ricostruisce in dettaglio gli eventi che determinarono la caduta della Cortina di ferro e con l’ironia e l’acume che lo caratterizzano, dà voce ai protagonisti (uomini politici, ma anche gente comune), portando il lettore nei luoghi che fecero da scenario a quelle vicende.

La fuga in massa dei cittadini della Ddr oltre il confine ungherese, Václav Havel e Aleksander Dubček che si presentano dinanzi alla folla entusiasta di piazza Venceslao a Praga, Ceauşescu e la sua dittatura processati sotto gli occhi del mondo furono l’esito di un susseguirsi di reazioni a catena che colsero impreparata l’opinione pubblica, sorpresa di fronte alla rapidità con cui crollò l’intero sistema.

A distanza di vent’anni le contraddizioni non mancano, ma non c’è dubbio che il 1989 innescò un euforico e irrefrenabile senso di libertà. Proprio in quei giorni, sotto la spinta dell’impegno civile e delle lotte di milioni di persone, furono gettate le basi per la costruzione di una nuova coscienza europea.

Mauer

paradiso

È uscito oggi per Fandango Libri Un paradiso all’inferno (A Paradise Built in Hell) di Rebecca Solnit, tradotto da Andrea Spila con la partecipazione di Andrea Grechi e mia.

Rebecca Solnit è una saggista e attivista statunitense, considerata da alcuni l’erede di Susan Sontag. In Un paradiso all’inferno ci racconta di come le comunità colpite da gravi disastri siano in grado di  auto-organizzarsi spontaneamente in iniziative di altruismo e solidarietà che finiscono per renderle delle società migliori, a volte anche dopo il disastro.

Il libro è diviso in cinque grandi sezioni dedicate a singoli disastri: il terremoto di San Francisco del 1906, quello di Città del Messico del 1985, l’esplosione di Halifax del 1917 (traduzione di Andrea Spila), l’attacco al World Trade Center dell’11 settembre 2001 (traduzione mia) e l’uragano Katrina nel 2005 a New Orleans (traduzione di Andrea Grechi).

Andrea Spila ha poi scritto un intenso capitolo che fa da appendice all’edizione italiana del libro: qui ha raccolto la sua esperienza e i suoi incontri con la variegata umanità che ha immediatamente reagito al disastro abruzzese senza aspettare l’aiuto dalle istituzioni e che ha contribuito alla rinascita di una società fatta di relazioni, mutuo soccorso e creatività.

E il capitolo aquilano rappresenta in qualche modo l’abbraccio ideale di tutti e tre i traduttori di Un paradiso all’inferno a una città che per ciascuno di noi riveste ruoli e significati che vanno ben al di là di una notizia di cronaca (per me come ex studentessa e oggi docente alla Facoltà di Lettere e Filosofia, per Andrea Spila per le sue numerose esperienze di formatore, ultima delle quali al Master in Traduzione e Redazione Tecnica dell’università, per Andrea Grechi per legami familiari).

Per questo il 29 settembre abbiamo accompagato l’autrice in una serie di incontri tenutisi all’Aquila presso la tensostruttura dell’Università (a Coppito), e a Onna, la località maggiormente colpita dal quanto riguarda l’incidenza statistica delle vittime. La concomitanza nello stesso giorno di tesi di laurea all’università e di consegna di case in diverse zone della città ha fatto sì che la presenza di pubblico e media potesse essere maggiore, ma non ha tolto intensità all’evento.

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Nella foto: Rebecca Solnit e Andrea Spila durante un momento dell’incontro Da San Francisco a L’Aquila. Le piccole, grandi rivoluzioni della società civile

Ciao Nanda, con te se ne va una grande traduttrice, una grande scrittrice, una grande idealista, una grandissima donna.

Da oggi siamo tutti più poveri.

amore guarda per sitoÈ uscita per Coconino Press la mia traduzione dal tedesco e dall’inglese della graphic novel L’amore guarda da un’altra parte, titolo originale Liebe schaut weg, di Line Hoven.

Line Hoven è una delle punte di diamante del nuovo fumetto tedesco. Nata a Bonn, ha lavorato a lungo come costumista per il teatro stabile di Kassel, per po studiare arti visive nella stessa città. Dopo un paio d’anni i suoi studi si sono orientati sull’illustrazione. Lavora tuttora come illustratrice e grafica freelance. Liebe schaut weg è il suo primo libro e ha vinto il premio ICOM per il miglior fumetto indipendente del 2008.

Figlia di un tedesco e di un’americana, l’autrice racconta la storia di come si è formata la sua famiglia, partendo dai nonni paterni durante il Reich da una parte, e da quelli materni negli USA antitedeschi dall’altra. L’amore e la delicatezza con cui sceglie di raccontare questa storia si concretizzano anche nella tecnica in cui ha scelto di raccontarla: 3 anni di paziente incisione di lastre di cartone rivestito di uno strato di gesso e di uno di inchiostro, quelli che in Italia pare siano chiamati col nome inglese scraperboard o scratchboard.

Le sezioni delle storie sono introdotte da riproduzioni di veri documenti d’epoca (foto, biglietti, fatture di elettrodomestici): il libro inizia con una scena dall’infanzia hitleriana del nonno, un bambino che ripara una radio ed è prima deliziato dalla musica che ne proviene, poi sente che è di Mendelsson, compositore ebreo, si spaventa, spegne, va a dormire inquieto. Il giorno dopo, all’amico che gli chiede se sia poi riuscito a riparare la radio, dice che è rotta.
Cambio di tempo e di spazio: l’incontro tra i nonni materni di Line in America su una pista di pattinaggio sul ghiaccio. Lui rivela di voler partire per combattere i tedeschi, ma i genitori preferiscono che trovi un lavoro tranquillo; animato dallo spirito patriottico decide di iscriversi di nascosto all’ufficio di reclutamento di un altro Stato, ma non passa la visita militare. Così sposa la ragazza conosciuta sul ghiaccio.

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Reinhard e Charlotte, il figlio e la figlia di questi nonni si incontrano quando lei va a studiare il tedesco in Germania. Il padre di lei, ancora e sempre un patriota antitedesco, non riesce ad accettare l’unione, ma i due vanno avanti, convinti, si sposano e inizialmente decidono di vivere in USA. Lui però è un medico ed è difficile svolgere il suo mestiere senza capire perfettamente cosa gli dicono i pazienti. Si trasferiscono in Germania e quella diventa definitivamente casa, per loro e per la loro bambina Line.

Pagine in bianco e nero di pura e delicata cronaca, collage di pezzi di memoria (la foto del primo incontro dei genitori è un rettangolo mancante), ma ben raccolti.
Annotazione linguistica: le parti ambientate in Germania hanno i dialoghi in tedesco, mentre i dialoghi svolti negli USA sono completamente in inglese. Reinhard e Charlotte parlano uno splendido misto di tedesco e inglese con qualche interferenza e qualche errore grammaticale. Delizioso.

Sisma
Povera amatissima città, da quasi quindici anni una seconda casa per me.
Poveri amici aquilani, privati di tutto e della loro stessa identità.
Poveri bei palazzi del centro storico, ora ammasso di macerie.

L’Aquila bella mé dalle ali spezzate.

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