Fiaba del Reno

Potevo cantare e chiamare quanto volevo: il vecchio Reno non mi sentiva. Quando mi voltai mestamente e guardai lì dove un tempo sorgeva il mio mulino, vidi mia madre, la bella Loreley, seduta sulla ruota rovesciata del mulino con le sue sette damigelle.

Emil_Krupa-Krupinski_Loreley_1899

È stata pubblicata da Donzelli Editore la riedizione della Fiaba del Reno di Clemens Brentano (impreziosita da meravigliose riproduzioni di dipinti di artisti dell’Ottocento sul tema, come la Loreley di Krupa-Krupinski qui sopra), un lavoro filologico basato sulla più recente edizione critica del Rheinmärchen e condotto in un meraviglioso lavoro di squadra da me, Laura Bocci e Camilla Miglio (inoltre Monica Lumachi si è occupata di tutti gli apparati critici): Laura e io abbiamo rispettivamente tradotto metà del testo in prosa, Camilla si è misurata con le rime dei Lieder brentaniani con superbe riscritture in italiano. L’intero periodo del lavoro è stato scandito da periodiche riunioni con piacevolissime sedute di letture e ascolto ad alta voce, in riva al mare o nella verde campagna… nel migliore stile romantico!

La nostra traduzione della Fiaba del Reno si pone, fin dalla scelta del titolo al singolare, con un approccio nuovo rispetto a un testo che nelle precedenti traduzioni in italiano di Giovanna Federici Airoldi (1962), di Lisa Coeta (1968) e di Silvana Marini (1993) presentava a nostro avviso alcuni limiti: da un’attenta comparazione con l’originale alcune scelte traduttive risultavano poco filologiche, in alcuni punti erano state omesse parole o intere righe, e parti concepite dall’autore in versi erano state rese in prosa. A queste considerazioni di carattere filologico si aggiungeva in generale uno stile ormai sempre più lontano dalla sensibilità degli attuali potenziali lettori di un’opera pur così densa di motivi di interesse, ma calcificata in una tradizione che aveva finito per imbrigliarne anche la vivacità.

fiaba del renoAbbiamo così deciso di accostarci al testo in modo nuovo e, in qualche modo, rischioso: rinunciando cioè a fare riferimento a qualsivoglia punto fermo fissato dalla tradizione traduttiva preesistente e osando dei cambiamenti anche radicali. Ne sono un esempio le numerose reinvenzioni operate sui nomi dei personaggi, dettate dal nostro gusto e dal proposito di restituire loro significato e freschezza: il mugnaio Radlauf passa allora dal tradizionale e mai modificato nome italiano Corrirota a un più immediato ed efficace Macinino, Grubenhansel passa da Nannimina al più epitetico e tedesco Hans della Miniera, il sartorello Sieben auf einem Streich dal noto Ammazzasette all’accumulativo Setteinuncolpo, e per diversi sistemi di nomi (le antenate di Macinino, i settetti delle loro ancelle dai nomi ispirati agli elementi naturali, vari personaggi accomunati da caratteristiche sociali) ci siamo dedicate a una ricerca minuziosa di nomi che congiungessero regolarità formali e di contenuto come nell’originale.

Particolare cura di questa traduzione è restituire alle storie del Reno la ricchezza di fiabe d’arte, nell’alternanza dei registri alto e basso, lirico ed epico, e dare spazio alla potenza assoluta delle fantasmagoriche invenzioni di Clemens Brentano. Per questo l’opera è stata candidata al premio “Città di Monselice” per la traduzione letteraria e scientifica.

brentano-clemens1Clemens Brentano (1778-1842), tedesco di origine italiana, appartiene alla più romantica delle famiglie europee: fratello della scrittrice Bettina, cognato e amico fraterno dello scrittore Achim von Arnim, figlio di una delle amiche più intime di Goethe.
Talento geniale, erotico e mistico, chitarrista vagabondo, enfant terrible dei salotti romantici, demoniaco ma capace di votarsi al capezzale di una monaca stigmatizzata, è stato anche un grandissimo conoscitore e reinventore del patrimonio di canti e fiabe della cultura europea.

La Fiaba del Reno incarna uno dei suoi momenti più alti, di immediato godimento per i più giovani, compresi i bambini, e di deliziosa lettura per gli adulti. In queste storie affascinanti, che rileggono in chiave colta le molteplici radici folkloriche della fiaba europea, il mondo del Reno, insieme reale e fantastico come ogni sogno sa essere, si popola di animali parlanti, di ondine e di sirene. Troneggia al suo centro la bella Loreley, l’eroina acquatica più famosa e fatale; ma vi compare anche il Vecchio Padre Reno in persona, che favorisce amori e amicizie, ma che sa punire con severità gli empi; e poi, principesse, fanciulle infelici, matrigne e sorellastre, mercanti e imbroglioni, girovaghi e artigiani… e perfino una creatura come Radice Verbale, che rivela a un vecchio contadino: “io sono la fata del suolo tedesco, e mi chiamo Radice Verbale. Ti ho sempre amato per il Tedesco bello, puro e corretto che parli, e per questo ti ho ricoperto di benedizioni.

Brentano raccontava queste fiabe a grandi e piccini, davanti al camino o nei salotti che soleva frequentare, con lo scopo principale del godimento condiviso, nella comunità degli amici. Forse per questo non ne patrocinò la pubblicazione, che avvenne solo dopo la sua morte.

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